mercoledì 6 aprile 2016

Povero - Chiesa - Ricco.

Cristo risposte a queste norme della chiesa...




http://www.ugoquinzi.it/10-convinzioni-sbagliate-sui-preti-cattolici/



1. Se uno è diventato prete cattolico e ci ripensa non potrà mai sposarsi in chiesa

Falso. Un uomo che ha scelto di essere prete ed è stato ordinato da celibe non potrà sposarsi e continuare ad esercitare il ministero sacerdotale. Tuttavia può chiedere al Vescovo di essere dispensato dal celibato; in quel caso potrà sposarsi in Chiesa, ma non svolgerà più nessuna funzione ufficiale e pubblica. Resterà comunque prete (il sacramento non si può annullare) e in caso di necessità o di urgenza potrà e dovrà celebrare i sacramenti.

Da quando in qua, Cristo vi ha detto che esiste l'opzione di ripensamento.
Gesù mi ha detto questo: “ quando io scelsi in mezzo al popolo i miei discepoli, li scelsi bene e li cercai bene, sapevo che divenuti miei non mi avrebbero più abbandonato, avrebbero portato fino alla fine della loro vita, la missione che avrei posto sulle loro spalle; per cui dico a voi, chi vuole seguirmi sappia che è per sempre, e chi esce da me, non potrà prendere ne marito, ne moglie, perché è sempre mio, nello spirito quanto nel corpo e che nessuno nella mia chiesa può disporre diversamente, ma voi avete disposto come vi ha fatto comodo creando una chiesa diversa difforme dalla mie idee, dai miei pensieri, vi siete fatti leggi che non sono le mie leggi, quando un uomo entra per sua volontà lo fa per tutta la vita si sappia e non esiste nessuno, neppure un vescovo o il mio vicario che possa disporre diversamente, perché questa è la mia volontà. Queste norme sono vostre invenzioni, io non diedi mai a nessuno tale parola. Se qualcuno nel passato vi detto diversamente ha fatto la sua volontà non la mia”




2. Se uno è sposato e ha la vocazione non potrà mai diventare prete cattolico

Falso. Nella Chiesa cattolica esistono diversi riti, alcuni dei quali, come per esempio il rito bizantino, ammettono che una persona sposata possa legittimamente diventare prete. Invece effettivamente il rito romano (quello più conosciuto e praticato) ammette l’eventualità dell’ordinazione sacerdotale solo ad un vedovo (in quel caso il matrimonio non c’è più) o a determinate condizioni in casi del tutto speciali a uomini sposati con moglie vivente.

Cristo mi ha risposto: “ Io ho un solo rito, quello che il Padre mio ha posto su di Me, non ho mille rivoli, solo perché voi avete costituito mille chiese con mille idee, il rito è uno solo e solo quello è quello vero, gli altri sono cose che non servono e non contano, il mio rito è semplice e al tempo stesso glorioso; Io ho posto e creato una sola chiesa, non due, tre o mille, ho creato una sola legge non due, ho dato un solo verbo non due, ho una sola parola non due, ho una sola lingua non due.”

Se uno è sposato e vuole seguirmi, rinneghi se stesso, lasci la sua famiglia, dia tutto ai poveri e non alla chiesa e si faccia uno dei miei, altro non c'è, ma prima si assicuri di aver chi può nutrire i suoi figli e assicurar loro un futuro dignitoso ”

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3. I preti cattolici sono stipendiati dal Vaticano

Falso. Il Vaticano è uno Stato sovrano riconosciuto come tale dal diritto internazionale e non ha competenza negli affari economici dei cittadini di altri Stati. Nessun prete, per il fatto di essere prete, assume automaticamente la cittadinanza vaticana. Tra i dipendenti dei vari organismi dello Stato della Città del Vaticano possono figurare anche alcuni preti; in questo caso il loro stipendio è regolato come quello di qualunque altro lavoratore all’estero. Per tutti gli altri preti valgono le regole dello Stato nel quale operano.

4. I preti cattolici sono stipendiati dallo Stato Italiano

Falso. Lo Stato Italiano, secondo la revisione del Concordato nel 1984, non eroga più nessun emolumento per il clero cattolico. Gli unici preti effettivamente stipendiati dallo Stato Italiano sono quelli che figurano alle sue dipendenze (per esempio, docenti delle scuole ed università pubbliche).

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Queste due affermazioni sono in contrasto tra di loro, se il Vaticano non stipendia i suoi membri e neppure lo fa lo stato in cui risiedono chi lì stipendia il gatto con gli stivali?

Cristo dal canto suo mi ha detto: “ Chiunque entri nella mia chiesa diviene parte di Me, e con Me partecipa alla vita Eterna, se lo stato del Vaticano pone le sue radici in Me esso è di Me di mia proprietà, per cui qualsiasi membro mi dia i suoi voti di fedeltà a Me è dello stato Vaticano che mi riconosce quale suo Dio. “

Per cui si comprende bene che quanto sopra esposto dallo stato Vaticano è falso e fallace, perché tutti coloro che sono preti, nello stato della chiesa che è lo stato Vaticano dove essa risiede, sono suoi appartenenti ed ad esso fanno parte, perché se no ciò significherebbe che lo Stato Vaticano non avrebbe nulla a che vedere con lo stato della Chiesa e non appartiene a Cristo!


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5. I preti cattolici non pagano né vitto né alloggio

Falso. Se un prete risiede in Parrocchia è tenuto a partecipare alle spese del proprio mantenimento, versando alla Parrocchia una quota stabilita dal Vescovo per l’occupazione della sua stanza e per la consumazione dei pasti. I preti religiosi (per esempio: francescani, gesuiti, salesiani, eccetera) avendo fatto voto di povertà non sono tenuti a nessun tipo di spesa, in quanto non possiedono nessun tipo di reddito, e il denaro che ricevono a qualsiasi titolo deve essere messo a disposizione della comunità. I preti che vivono in un’abitazione distinta (né Parrocchia né convento né monastero, ma per esempio casa di famiglia) devono pagarsi tutto.

Cristo mi dice: “ questo è giusto, ma la comunità religiosa non deve cercare danaro da vedove ed altri soggetti, ne da chi entra nelle sua stessa comunità. Non si prometta la vita eterna in cambio di danaro, perché non la otterrà ne l'uno che dona i suoi danari, ne chi lo chiede. Meglio vivere di acqua e pane che di vizi, il resto farò Io, se mi credete”





6. Tutti i preti cattolici fanno i voti di castità, povertà e obbedienza

Falso. Il grande universo dei preti si può distinguere in due categorie: i preti (cosiddetti) diocesani e i preti (cosiddetti) religiosi. I primi sono tali perché si pongono al servizio del Vescovo di una Diocesi (per esempio: la Diocesi di Roma); in questo caso vengono “incardinati” presso la propria Diocesi dove rimarranno praticamente tutta la vita (se non vengono chiamati ad altri incarichi o non scelgono di andare in missione). Costoro al momento di essere ordinati emettono tre promesse: promessa di celibato, promessa di obbedienza al proprio Vescovo e promessa di preghiera e santificazione. I secondi (sacerdoti religiosi) sono chiamati tali perché appartengono ad una famiglia religiosa (per esempio: francescani, gesuiti, salesiani, eccetera); per aderire alla famiglia religiosa e prima ancora di diventare preti sono tenuti ad emettere i tre voti, quello di castità, quello di povertà e quello di obbedienza. Rimarranno per tutta la vita inseriti in quella famiglia religiosa, che disporrà del loro servizio secondo le necessità e la vocazione.

Cristo risponde: “ Io non ho mai voluto dividere preti da preti di serie A o B, ne di un tipo o dell'altro per me dovevate essere tutti uguali ed un giorno tornerete tutti uguali, dovevate essere tutti miei discepoli ed apostoli, null'altro io ho disposto, voi invece vi siete divisi tra di voi, crescendo in orgoglio, e vi siete dati titoli che io mai dissi a nessuno di darvi. Se io Figlio del Dio Onnipotente ed Eterno il Padre Celeste che è Dio con Dio, mi sono fatto piccolo tra gli ultimi, perché voi avete fatto quello che io non vi ho comandato di fare? “ Tutte queste differenze tra di voi, non hanno senso, non siete angeli e non siete diversi tra di voi, ma tutti uguali tra gli uomini, più un uomo si crede grande e più esso è piccolo ai miei occhi, più è umile e più io lo innalzo nel mondo. Vi ripeto, se la chiesa non si fa povera ed anch'essa non fa voto di povertà come può pretendere che i suoi singoli si facciano poveri? Non può esistere nella comunità chi ha più di altri, tutti gestiscono in egual modo la cosa di tutti, altrimenti non c'è giustizia.”



7. I preti cattolici possono fare carriera



S.E. Mons. Simone Giusti, Vescovo di Livorno accoglie in diocesi il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (22 marzo 2014). Nella foto: Cav. di Grazia ecclesiastico Don Placido Salvatore Bevinetto, Comm. di Merito Edoardo Puccetti, Delegato Vicario Toscana Comm. di Grazia ecclesiastico S.E. Mons. Simone Giusti, Vescovo di Livorno, Cav. di Grazia ecclesiastico Don Rodolfo Rossi, Priore della Delegazione Toscana Don Donato Mollica segretario del Vscovo, Cav. di Grazia ecclesiastico Don Cristian Comini (http://www.smoctoscana.it/2014.html)


Falso. Non esiste una “carriera” tra i preti cattolici, simile a quelle che si ritrovano in ambiente laico. Esiste una gradualità nel sacramento dell’ordine sacro, che si compone di tre specifici gradi con tre vocazioni e funzioni diverse: diacono, presbitero (prete) e vescovo. Tutte le altre denominazioni, come per esempio papa, cardinale, arcivescovo, patriarca, arciprete, generale, provinciale, abate, priore, guardiano, ispettore, prefetto, rettore, parroco, viceparroco, curato, cappellano, monsignore, eccetera, sono semplici titoli ai quali, in certi casi, corrispondono alcuni compiti distinti. Ma non esiste per i preti cattolici  la possibilità di “avanzamento di grado”, non esistendo né concorsi, né gare, né posti da occupare, né strategie politiche da rispettare. È vero che alcuni possono essere malati di carrierismo; ma si tratta, appunto, di una malattia (a volte incurabile)…


Gesù risponde: “Nei cieli chi è molto in alto ha meno di quello che sta molto in basso, così dovete essere voi, chi si pone sopra agli altri a vigilare e condurre la comunità perché non devii, deve stare sotto gli altri, che sono inferiori ad esso”




8. I preti cattolici non vanno mai in pensione

Falso. Dal punto di vista dello Stato Italiano, raggiunta l’età per il ricevimento della pensione, come tutti i cittadini in regola con i contributi anche i preti percepiranno una pensione in linea con quanto versato. Dal punto di vista dei compiti svolti al servizio della propria Diocesi o della propria famiglia religiosa, solitamente i preti sono invitati a chiedere di essere dispensati da ogni incarico raggiunta l’età di 75 anni. Dal momento in cui riceve tale dispensa, un prete può sentirsi libero di svolgere qualsiasi attività o di godersi il meritato riposo.


Gesù risponde:” La pensione per un consacrato non può esistere, ho detto a Pietro ricordati che un giorno ci sarà qualcuno che ti condurrà dove tu non vuoi, intendendo che quel giorno sarà quello della sua vecchia, non era inteso solo quello che voi avete dedotto, ma anche questo, intendevo dire che quel giorno ci sarà qualcuno che dovrà prendersi cura di lui, e terminerà la tua vita nelle chiesa. Cioè qualcuno si dovrà mettere a fianco di chi è anziano e non si lasci un sacerdote anziano vivere da solo i suoi anni più difficili, perché anche in questa fase della vita ci vuole misericordia”





9. I preti cattolici ricevono un lauto stipendio

Falso. Lo stipendio dei preti è disciplinato da una legge canonica nazionale e varia poco rispetto agli incarichi ricoperti. Il criterio di fondo è che lo stipendio serve a sostenere una vita sobria e dignitosa, non certo ad arricchirsi. Per i preti cattolici in Italia la retribuzione netta media è simile a quella di un operaio, circa 900 € mensili. Se qualche prete mostra di avere qualcosa di curiosamente sproporzionato al suo stipendio delle due l’una: o si tratta di eredità di parenti o di guadagni illeciti…



Se stiamo a quanto è uscito in questi giorni possiamo dire che questo discorso è parziale, e non guarda a tutto il clero ma solo alla parte più debole di esso. Perché i cardinali e vescovi hanno stipendi profumati  e vivono in attici di lusso, ben diversi da quelli del parroco. Ma io potrei personalmente portare dei casi, dove anche alcuni parroci sono ben ricchi, ricordo di uno che possedeva più di 100 appartamenti e palazzine, non so se erano tutti suoi o no. 

L'ex-vescovo di Padova Mattiazzo possederebbe piantagioni di caffè in Africa, certo che gli affari toccano tutti da quello che vedo e voi cari preti non siete da meno. 

Quindi quando fate omelie a sfondo finanziario, prima guardatevi dentro cosa siete e poi potrete parlare se voi non avete peccato come diceva appunto Cristo, "chi non ha peccato scagli la prima pietra" qui invece vedo che tutti sono bravi e pontificano, ma che pochi fanno veramente mia culpa.

Gesù risponde: “Nei cieli chi è molto in alto ha meno di quello che sta molto in basso, così dovete essere voi, chi si pone sopra agli altri a vigilare e condurre la comunità perché non devii, deve stare sotto gli altri, che sono inferiori ad esso, se Io mi sono reso ultimo, perchè voi che siete primi vi rendete re?”



L'ultima l'ho tolta perché non ha alcun senso sul resto del contesto...e fa pure ridere...